025 - IRAK NON SOLO PETROLIO - II

12-20

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Non è utopia

Un arabo cristiano ci scrive sull’Iraq. Si chiama Giuseppe Samir Eid ed è autore di saggi sui rapporti tra cristianesimo, ebraismo e islam. All’analisi che ci ha trasmesso ha dato per titolo: “Iraq: non solo petrolio”. Titolo appropriato. Perché la scommessa sul futuro del paese del Tigri e dell’Eufrate va molto oltre la ricchezza materiale. é un progetto di libera e pacifica convivenza tra popoli e religioni. E proprio dall’Iraq questo futuro può nascere e ridare speranza anche alla Terra Santa e al Libano e a tutto il tormentato Medio Oriente. “Non è utopia”, conclude Samir Eid la sua analisi. Leggere per credere.

La guerra del Golfo-20

La scommessa sul futuro del paese del Tigri e dell’Eufrate va molto oltre la ricchezza materiale; é un progetto di libera e pacifica convivenza tra popoli e religioni, tra musulmani, ebrei e cristiani. E proprio dall’Iraq questo futuro può nascere e ridare speranza anche alla Terra Santa e al Libano e a tutto il tormentato Medio Oriente. : L’Iraq non è solo petrolio, non è utopia..

L’intervento armato in Iraq ha radici profonde e remote che potrei far risalire a più di un secolo indietro e riguardano la situazione del mondo arabo mediorientale in generale. Mi riferisco in particolare ad alcuni eventi che hanno influito profondamente sullo stato dei sentimenti dei popoli arabi verso il l’Occidente e gli Stati Uniti in particolare, propiziatori dell’intervento armato in Iraq: fatti che hanno provocato il risentimento verso l’Occidente, dettagliatamente descritti nei capitoli precedenti e sfocciati nell’attacco alle torre gemelle l’undici settembre duemila uno.

Dopo l’11 settembre 2001…
L’instabilità del medio oriente accompagnata dall’odio diffuso contro l’Occidente sono risultati i principali alimenti del terrorismo islamico, fonte di pericolo non soltanto per gli USA ma per tutto l’Occidente e per gli stessi governi dell’area mediterranea. Una popolazione araba frustrata nelle sue aspirazioni in termini di educazione, assistenza sociale, sanitaria, prosperità, sarebbe facile preda del disordine politico, continuando a rappresentare una minaccia per la stabilità della regione e del mondo. Nello stesso tempo, la presenza maggioritaria di terroristi di nazionalità saudita ha scosso la fiducia degli USA verso l’alleato di ferro, principale fornitore di greggio ma pur sempre finanziatore dei movimenti islamici avversi al modo di vivere occidentale.

Lo scopo principale dell’intervento armato in Iraq nel marzo 20 è stato, a mio avviso, di tentare di instaurare nel cuore del mondo arabo, alle porte dell’Arabia Saudita, un governo che porti stabilità e non intralci il processo di normalizzazione dei rapporti tra palestinesi e israeliani; portare benessere economico e sicurezza che servano da esempio di governo nella regione. Il tutto finanziato con il ricavo del petrolio iracheno. Lo sviluppo e la giustizia in un clima di libertà saranno il propellente per la pace nel Medio Oriente, isolando le frange estremiste e proponendo un esempio di nazionalismo (arabo e israeliano) privo di estremismo religioso: il sogno della convivenza tra musulmani, ebrei e cristiani.

L’eliminazione della turbolenza nella regione toglierebbe ai giovani il movente per emigrare, tesaurizzando il patrimonio investito nei giovani arabi. In quanto alla democrazia, non è un concetto “prêt-à-porter” che si applica su un corpo sociale eterogeneo, ma con la libertà di espressione si potrà, in un termine più o meno lungo, svilupparne il processo rispettando i valori ancestrali e il pluralismo. Se la dinamica di pace troverà finalmente spazio nel Medio Oriente, lo stato ebraico, con la sua democrazia e la sua sviluppata economia di mercato, ma desistendo dallo stato confessionale, non rischia più di trovarsi isolato in un’area dove crescerà la coesione fra i paesi arabi, ma piuttosto agirebbe in sinergia con loro.

Ad eccezione del Libano, sino all’intervento della forza di occupazione siriana, il mondo arabo non ha conosciuto la libertà di espressione. Per il Libano, liberato dal controllo siriano, si presenta l’opportunità di ritrovare il suo leggendario spirito imprenditoriale, che ha costituito la forza della sua economia e il motore dello sviluppo economico dei paesi del Golfo.

Il pluralismo religioso e la vivacità culturale che potrebbero derivare dalla libertà di espressione nel Medio Oriente con il nuovo corso, darebbero vigore alle antiche civiltà di questa regione, che potrebbe riprendere il ruolo di ponte fra Oriente e Occidente. Sperare oltre ogni speranza.

Samir Eid Raccolte

Intendono fornire gli strumenti per una inclusione sociale del flusso migratorio, gettare una luce sui diritti umani e la condizione di vita dei cristiani nel mondo islamico da cui proviene l’autore.La conoscenza dell’altro, delle diversità culturali e religiose sono ingredienti primari per creare la pace nei cuori degli uomini ovunque, premessa per una serena convivenza e convinta cittadinanza sul territorio.

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