DIALOGO ISLAMO CRISTIANO

127 i due terzi sunniti e un terzo sciiti. La reli- gione unisce i popoli trasversalmente dalle frontiere disegnate dall’Occidente dopo lo smembramento dell’impero ottomano. L'indole e la tradizione delle popolazioni che abitano i paesi della fascia meridiona- le dell'area mediterranea le rendono par- ticolarmente sensibili al coinvolgimento religioso. Un atteggiamento, questo, che possiamo comprendere meglio se pren- diamo in considerazione il fatto che l'intera società è impregnata di caratteri religiosi. Basti pensare che proprio dal Corano ogni stato arabo a maggioranza musulmana trae le leggi che disciplinano la convivenza fra i cittadini. Infatti, l'islam, sia come Stato sia come Religione, contiene un progetto sociale e politico immutabile, dal momento che il Corano ha gettato le basi per reggere la società civile per gli uomini di tutti i tem- pi e luoghi. L’identità civile e religiosa del cittadino arabo, sia cristiano che musulma- no, sono intimamente legate, e ciò dà vita a pregiudizi e discriminazioni verso l’altro. Tutti i musulmani fanno parte della stessa comunità, umma. Da ciò si capisce che il fattore religioso non può essere trascurato nell'affrontare i problemi del Medio Orien- te. Anno 638 Gerusalemme conquistata dagli arabi dell’islam. Nel Corano, la parola pace è uno dei no- vantanove più bei nomi di Dio. Prima della conquista musulmana, inizia- ta nel VII secolo dal profeta Muhammad e portata a termine dai suoi successori, il Medio Oriente era prevalentemente cri- stiano con la presenza di due grandi cul- ture; quella ellenistica e quella siriaca. A questo dualismo culturale presente in am- bito cristiano si può attribuire l'origine e lo sviluppo di una vera e propria civiltà ara- ba. Dopo la conquista da parte degli arabi musulmani nel secolo VII, tutto il Mediter- raneo meridionale passò sotto il dominio arabo, che si protrasse sino al secolo XIII, quando iniziò l'era turco-ottomana. Inizialmente la religione cristiana nei paesi conquistati dai musulmani fu lasciata sussi- stere con alcune restrizioni, che in certi casi divennero vere e proprie discriminazioni e vessazioni. A tal punto che nel secolo XI una parte consistente della popolazione si era convertita alla religione dei conquista- tori, anche se l'islam non era ancora la re- ligione maggioritaria. Per contro, si calcola che nel secolo XII le Chiese del Maghreb siano praticamente estinte. Conseguenza della “dhimma”: l’ero- sione del cristianesimo. È evidente che la condizione di dhimmî, prolungandosi nei secoli, abbia portato lentamente, ma inesorabilmente, alla qua- si sparizione del cristianesimo nelle terre musulmane: la condizione di inferiorità civile, che impediva ai cristiani di accede- re alle cariche pubbliche, e la condizione d’inferiorità religiosa, che li chiudeva in una vita e una pratica religiosa asfittica e sen- za nessuna possibilità di sviluppo, poneva i cristiani nella necessità di emigrare o, più frequentemente, nella tentazione di passa- re all’islam. I motivi di conversione degli eruditi dhim- mi furono molteplici: accesso facilitato alle fonti, borse di studio, gelosie e rivalse sui concorrenti musulmani, persecuzioni, pressioni e minacce da parte dei califfi per ottenere la conversione di scienziati che avrebbero dato lustro all'islam e conferma- to la sua superiorità sulla civiltà degli infe- deli. Questa corrente islamizzata aumentò con il grande flusso di liberti e di schiavi. Di fronte alle discriminazioni imposte dai governanti del momento, alcuni melkiti ed ebrei di cultura ellenica preferirono emi- grare verso Bisanzio o l'Italia dove fon- darono alcuni monasteri. Portarono con sé una grande ricchezza di spiritualità e di teologia, della quale furono esempi grandi maestri quali san Massimo il Confessore,

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