R012 - SE A SCUOLA C’È L’ISLAM

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Data: 9 Novembre 1998
A : dr. Ernesto Galli Della Loggia
DA : G. Eid
Numero di paginez1
Qggetto: Se a scuola c’è l’Islam – Lunedi 31 Agosto 1998

L’avvicinarsi delle celebrazioni per il cinquantenario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo approvata dalle N.U. il 10 dicembre 1948 mi consente di csporle alcune riflessioni. La prima fra tutte è che la Dichiarazione islamica universale dei diritti dell’uomo emanato dal Consiglio Islamico d’Europa presso la sede dell’UNESCO 11 19 settembre 1981 è in netto contrasto con quella delle N.U .. Queste spiega alcuni comportamenti e proclami da i centri islamici stabiliti in Europa.

E’ noto che il diritto islamico (sharia) prevede usi, costumi diversi da quelli del mondo occidentale e potrebbe sembrare normale che i responsabili islamici vogliano importarin in Europa. Però, Le leggi del mondo arabo non sono uguali in tutti i paesi: ad eccezione dell’Arabia Saudita c del Sudan, i paesi arabi applicano la sharia soltanto per la parte riguardante la famiglia e le successioni, cioè lo statuto personale, e non tutti allo stesso modo.

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R013 - CENTRO ISLAMICO DIFENDE LA FIGURA DI GESÙ

MESSAGGIO TELEFAX del 19/10 – 2002

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A :dr. Paolo Mieli
DA : G. Eid

Egregio Dottore.

OGGETTO: Centro islamico difende la figura di Gesu
Il settimanale Rose el Youssef del 11 ott 2002 pag. 82, riporta di una fatwa emessa dal tribunale islamico Britannico a difesa della figura di Gesu profeta per i musulmani, considerando blasfema la recita “il corpo di Gesu” dell’autore americano McNeilli.
La fatwa è simile a quell’emessa contro Salman Rushdie con la differenza che chiede non sia attuato l’uccisione perché sarà soggetto ad essere deferito davanti ai tribunali islamici qualora dovesse passare da un paese islamico che s’incaricherà di farlo imprigionare ed impiccare.
Ricollegandomi al suo intervento per presentare il libro di Antonio Socci e la breve conversazione che ho potuto avere con lei alla conclusione, questa fatwa solleva alcune considerazioni inquietanti sulla tendenza dei centri islamici:

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R014 - SCUOLA ARABA A MILANO. PERCHÈ?

Lettere al Corriere del 3/09/2005 e 23/10/2005

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Ma torniamo in Europa: mi domando, 20 o 30 anni fa il cittadino europeo non sapeva dell’esistenza dell’islam se non vagamente. Negli ultimi trent’anni l’islam si è impiantato in Europa con le buone o le cattive maniere aiutato in questo da certe nostre forze politiche per ragioni che non conosco e che mi farebbe piacere conoscere e poter capire le loro motivazioni.
Alcune voci nostrane hanno messo in guardia dal contrasto di culture che potrebbero scaturire dall’arrivo di milioni di persone con usi e costumi chiaramente in contrasto con le legislazioni europei, non ultimo il Cardinale Martini nel 1990, Noi e l’islam. Abbiamo addirittura protetto personaggi ricercati nei loro paesi per aver insidiati la stabilità dei loro Stati.
caro Direttore, Lei è certamente al corrente che la maggioranza dei musulmani in Italia sono di provenienza Medio Orientale, cioè di cultura araba, e ha trovato nella nostra democrazia, un garantismo e una libertà che non ha avuto nei paesi di provenienza. Ci si domanda: vogliono vivere in Occidente importando usi, costumi e culto come praticato nei paesi arabi? Evidentemente occorre fare una distinzione tra l’Islam ufficiale, i musulmani e l’integralismo.

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R017 - SCUOLA ARABA A MILANO. DIECI RAGIONI PER UN NO

16/10 – 2016

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Nel mondo globalizzato, le scuole a carattere nazionale sono sorte al di fuori dei confini nazionali, principalmente a seguito delle aziende multinazionali per i figli dei loro dipendenti trasferiti all’estero per un periodo temporaneo. Ragione per la quale esistono scuole americane o italiane nelle principali città del mondo, ma non ancora scuole egiziane causa la non diffusione di aziende egiziane al di fuori dei confini nazionali, in ogni modo non a Milano dove esiste invece una scuola libica per i dipendenti di aziende libiche presenti nel territorio.
Prendo atto del fatto che la totalità degli allievi della scuola proposta è egiziana o di tale origine. Vorrei però, rammentare ai “Responsabili” e ai nostri politici che non si possono usare indifferentemente la dizione di scuola araba e laica, araba tout-court, egiziana o islamica, dimostrando cosi ignoranza delle diversità culturali sottostante.
Sono partecipe con i sentimenti di solidarietà espressi da varie parti, nonostante ciò, espongo le ragioni per un NO a questa scuola a Milano:

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